Oltre a ciò la perversione si distingue dalle altre forme di sessualità per il suo carattere imperativo e di fissità. Essa obbliga il soggetto a recitare sempre uno stesso ruolo, che non prevede altri attori. L’altro infatti quando è presente, è considerato alla stregua di un oggetto. La perversione quando non è orientata su di un oggetto (es. feticismo) o su un animale (es. zoofilia) non prevede relazione, ma uso dell’altro.
|
Sessualità mista a
Impulso sessuale
Partner
Aggressività
Identità sessuale
Attività
|
Perversione
Volontà di dominio, ansia, rivalsa
Imperativo, non procrastinabile
Considerato come oggetto, temuto, odiato
Asservita all’odio al desiderio di rivalsa
Incerta
Coatta, rigida
|
Seguendo lo schema si noterà che ciò che differenzia la perversione dalle altre forme di sessualità è l’emozione sottostante, (l’odio) e la mancanza di considerazione verso l’altro (la deumanizzazione).
Partendo dal presupposto che la perversione è la modalità attuata da alcuni individui per fronteggiare forti emozioni derivate da esperienze traumatiche e che l’aggressività, e la messa in atto perversa, sono meccanismi vitali per la sopravvivenza (in quanto preservano l’integrità mentale e talvolta anche fisica), andremo ad analizzate il modo in cui l’aggressività prende forma e direzione nella perversione.
In molti parafilici è presente una difficoltà di comprensione e di contatto con gli altri, derivata da esperienze infantili negative. Se si percepisse l'altro nella sua realtà cioè come incomprensibile, giudicante, passibile di abbandono, l’individualità del soggetto verrebbe minata, svalutata e la rabbia che ne deriva potrebbe distruggere il sé del soggetto e l’oggetto del desiderio. Per fronteggiare tutto ciò, l’individuo sviluppa una modalità difensiva di relazione parafilica che si struttura come strategia per gestire il vuoto affettivo e, allo stesso tempo, come difesa contro la rabbia e la svalutazione, altrimenti troppo pericolose.
Prima di affrontare le singole parafilie ed il loro rapporto con l’aggressività, sarà utile definire i criteri stabiliti dal DSM IV per non doverli poi ripetere di volta in volta.
Le caratteristiche della parafilia sono la devianza rispetto alle norme sociali ed il suo carattere “antibiologico” (diverso dal normale rapporto sessuale).L’insorgenza è precoce e può presentare diversi gradi di pervasività (ciò ne determinerà il carattere coattivo ed il grado di interferenza nella funzionalità sociale e relazionale dell’individuo). La persistenza dei disturbi deve essere di almeno sei mesi e gli impulsi, i comportamenti e le fantasie parafiliche devono provocare una alterazione nella funzionalità sociale affettiva e lavorativa dell’individuo.
Nell’esposizione userò interscambiabilmente i termini perversione e parafilia in quanto ritengo, in accordo con Stoller, che il primo termine, oltre ad indicare lo stesso costrutto del DSM, contiene in sé anche l’elemento trasgressivo, deviante rispetto alle norme sociali, elemento fondamentale nella comprensione della dinamica parafilica.
Descriverò le parafilie secondo un grado crescente di consapevolezza ed aggressività manifesta
FETICISMO DEL TRAVESTIMENTO: E’ classificato tra i disturbi dell’identità di genere.
Elementi centrali di questa perversione sono il desiderio e la soddisfazione sessuale derivati dall’indossare capi d’abbigliamento comunemente considerati come tipici del sesso opposto, da parte di soggetti che non hanno desiderio di modificare il proprio sesso anatomico.
E’ molto diverso dalla transessualità in cui il soggetto, in assenza di altri disturbi psicologici o funzionali, prova disagio verso la propria anatomia sessuale accompagnato da un intenso desiderio di appartenere al sesso opposto.
In letteratura non ci sono molte informazioni riguardo rilevanti atti aggressivi nel feticismo del travestimento. A tal proposito, sorprendentemente, Langevin riscontra una discreta diffusione di comportamenti frotteuristici e toucheristici in questi soggetti.
E’ interessante notare che questa perversione si accompagna spesso con l’asfissia autoerotica; un comportamento con forti tratti masochistici che consiste nel diminuire volontariamente l’afflusso di ossigeno al cervello (tramite soffocamento, compressione del petto…) per amplificare il piacere orgasmico.
Da un punto di vista psicoanalitico questa modalità parafilica potrebbe indicare un rifiuto della propria omosessualità, espresso tramite una “aggressione” rivolta al se stesso “donna” (autosoffocamento durante il travestimento). Oppure, visto che parliamo di soggetti in prevalenza eterosessuali (e sposati), potremmo ipotizzare un rivolgimento dell’aggressività verso se stessi impersonanti la donna, per evitare di agire su di essa i propri impulsi aggressivi
VOYERISMO: Il fulcro attorno cui ruota questa perversione è il piacere nell’osservare attività sessuali altrui o nello spiare persone inconsapevoli in momenti intimi.
Si è notato che molti soggetti con questa parafilia (come alcuni feticisti), a dispetto della loro attività, mostrano scarso interesse e scarsa conoscenza riguardo l’anatomia femminile. Questo perché il voyeur vuole vedere ma ha paura di guardare realmente. Ciò lo costringe a porre una distanza tra sé e l’oggetto osservato, che sia una distanza fisica (es. guardare attraverso un binocolo) o materiale (finestrino, tende…) .
Da un punto di vista psicodinamico, il frapporre un ostacolo è un mezzo per evadere l’angoscia del rapporto con l’oggetto reale e proteggere se stessi e gli altri dall’aggressività.
Quando questa parafilia non è associata ad altre, la forte immaturità ed i residui meccanismi di controllo, evitano che l’aggressività venga agita
ESIBIZIONISMO: Il fulcro di questa perversione implica il mostrare i propri genitali ad estranei in maniera inaspettata. Il soggetto può masturbarsi mentre si mostra (o mentre fantastica di farlo). L’aspetto aggressivo, in questa parafilia, si manifesta nel gusto di sorprendere, di scioccare chi osserva. La persona che in passato è stata spaventata da ciò che ha visto, adesso si identifica con l’aggressore e spaventa gli altri con ciò che mostra. Quando l’impulso è agito, in genere, non è seguito da ulteriore attività.E’ presente anche un altro aspetto che, come vedremo, si manifesta con un certa frequenza nelle perversioni in maniera più o meno latente: il fantasticare, il desiderare una vicinanza, un rapporto allo stesso tempo temuto e ricercato. In molti esibizionisti infatti, è presente durante l’atto la fantasia che l’estraneo che guarda si ecciti sessualmente alla vista dei suoi genitali, partecipi al godimento dell’aggressore.
Generalmente l'esibizionismo esordisce intorno ai 19 anni anche se il disturbo può iniziare in età più avanzata. Sembra comunque, che la condizione diventi veramente patologica intorno ai 40 anni.
FROTTEURISMO: Il fulcro di questa perversione implica il toccare o lo strofinarsi contro una persona non consenziente. L’attuazione di tali comportamenti in luoghi affollati permette di sfuggire all’arresto e, talvolta, di mantenere la vittima nell’ignoranza o nel dubbio riguardo l’accaduto.
Si noti come l’obiettivo dell’atto (il soddisfacimento sessuale) non è evidente, ma mascherato.
Il rischio di venire scoperto ha una funzione eccitante sul parafilico. Altrettanto eccitante è il trasgredire le norme sociali toccando una persona senza il suo consenso.
In queste occasioni il soggetto strofina i propri genitali contro le cosce o le natiche della vittima o ne tocca le parti intime. Le ricerche di Spitz sulla deprivazione affettiva negli orfanotrofi e quelle di Harlow sulle scimmie, hanno dimostrato l’importanza del contatto fisico per il corretto sviluppo di un individuo. A tal proposito, il comportamento del frotteur esprime un alto grado di immaturità.
Il contatto, in alcuni casi, ricorda quello del piccolo che si stringe, si strofina alle gambe ed al grembo materno e può far ipotizzare un deficit nello sviluppo psichico provocato dalla mancata stimolazione fisica del bambino che, una volta adulto, continua a cercare quello stesso contatto, non secondo una riedizione matura, ma nello stesso modo in cui ne è stato privato.
L’insorgenza del disturbo è precoce, la maggior frequenza di atti si verifica tra i 15 e i 25 anni e tende a declinare con l’età.
Spesso durate l’attuazione della parafilia, il soggetto immagina una relazione di grande intimità e complicità con la vittima ciò mette in luce la forte inadeguatezza ed il desiderio di accettazione e di relazione che soggiace in fondo ad ogni perversione, seppure espresso in modo distorto.
L’atto di invadere lo spazio personale di un altro individuo, a maggior ragione toccandolo in parti intime senza il suo consenso, implica una quota di aggressività eterodiretta, anche se mascherata. L’inadeguatezza sessuale del soggetto lo porta a limitarsi al comportamento parasessuale ad attività cioè che non comprendono contatti sessuali intimi. E’ raro quindi che il soggetto giunga ad un’aggressione violenta, nonostante talvolta il frotteurismo possa accompagnarsi ad un comportamento che assume più la forma dell’aggressione fisica: il palpeggiamento (o toucherismo).
Considerata la struttura estremamente immatura del soggetto e la modalità di raggiungimento del piacere (solitario, senza un reale coinvolgimento della vittima che addirittura può non accorgersene), ritengo che l’intento del palpeggiatore pur essendo più intrusivo, sia elicitato non tanto dall’aggressività quanto dalla necessità di sfogare di tensione ed ansia. Il frottage, infatti, non è una parafilia stabile e di frequente attuazione durante la vita del soggetto. Esso diventa un’esigenza imperativa solo in momenti di forte depressione, di rabbia ed angoscia. In tali momenti il soggetto può divenire audace e passare dal frotteurismo al palpeggiamento come meccanismi di scarico di una tensione incontrollabile. A tal proposito trovo emblematico un caso riportato da Langevin riguardo un giovane frotteur palpeggiatore il quale, visti falliti i suoi tentativi di approccio (fra l’altro socialmente inadeguati) nei confronti di una ragazza, è passato a toccarle i seni ed ha continuato nonostante le reazioni violente della donna della quale Langevin riporta la testimonianza “…Ha allungato la mano e mi ha toccato il seno. A quel punto gli ho dato un pugno in faccia e lui è rimasto immobile, seduto. Siamo scese alla fermata successiva e lui ci ha seguito. Si è avvicinato ancora e mi ha toccato il seno. L’ho afferrato per i capelli, l’ho preso a calci e l’ho trascinato dal bigliettaio della stazione che ha chiamato la polizia”
Dalla testimonianza della ragazza si può notare la passività del palpeggiatore il quale, nonostante
subisca minacce e violenze, resta completamente assorbito nel suo obiettivo con l’unico intento di portare a termine la sua “attività” e terminare il suo sfogo. Vista la frequente comorbidità delle parafilie, si può altresì ipotizzare una componente masochistica in questi soggetti, che se messi a confronto con le vittime vengono frequentemente insultati o malmenati senza opporre resistenza, fatta eccezione per alcune giustificazioni legate alla calca o alla fervida immaginazione della vittima. Volendo inserire questo disturbo (come anche l’esibizionismo) nella più ampia categoria dei disturbi del controllo degli implusi, potremmo riscontrare delle similitudini col comportamento del cleptomane il quale trasgredisce, ma con l’inconscio desiderio di venire scoperto al fine di trovare punizione per un senso di colpa inconscio e precedente all’atto[5] compiuto.
In accordo con alcuni autori (P. Gebhard; K. Freund) ritengo sia utile partire dall’analisi del comportamento normale per comprendere questa parafilia.
Possiamo sostenere, in accordo con Paul Gebhard che “l’impulso a pizzicare un bel sedere…è sentito da milioni di maschi” ciò che differenzia il frotteur è l’impossibilità di controllare i propri impulsi o di strutturare questa esigenza all’interno di un comportamento socialmente condiviso che implica una fase di avvicinamento e conoscenza allo scopo di trasformare un individuo sessualmente indifferente in partner sessuale consenziente. In questa fase l’approccio sessuale inizierà dai preliminari (strofinamenti, palpeggiamenti…) fino a culminare nel coito.
Il frotteur è bloccato nella fase preliminare; la sua inadeguatezza lo costringe a limitarsi all’atto “parasessuale”
[6], la forte tensione legata ai momenti precedenti l’attuazione della perversione rende difficile il controllo degli impulsi.
Fatta eccezione per rari casi, in cui la forte frustrazione può aver suscitato una rabbia tale da spingere il soggetto all’acting out manifestamente violento, l’aggressività eterodiretta è moderata. Analizzando i casi descritti da diversi autori, si potrebbe ipotizzare anche una certa dose di aggressività autodiretta (tendenza masochistica) che si manifesta nella ricerca delle conseguenze (umiliazioni, maltrattamenti, reiterazione del rifiuto da parte della vittima e denunce) subite da questi soggetti una volta scoperti.
FETICISMO: il fulcro della patologia feticistica è l’ottenimento di piacere ed eccitamento sessualetramite oggetti (che non sono comunemente associati all’attività sessuale; es vibratore) o parti del corpo (non considerati comunemente zone erogene). I feticci sono solitamente oggetti usati da altre persone, per lo più appartenenti al sesso opposto (scarpe, guanti, o parti del corpo quali capelli, piedi…). Il feticista spesso si masturba mentre tiene in mano, si strofina contro o annusa l’oggetto parafilico, può inoltre chiedere al partner di indossare l’oggetto durante il rapporto sessuale.
Il feticcio può assumere un significato speciale già nell’infanzia anche se l’esordio generalmente è adolescenziale ed il decorso tende ad essere cronico.
Per quanto riguarda l’aspetto aggressivo il feticista non nega solo la relazione ma l’esistenza stessa dell’altro, ridotto ad una parte o ad un oggetto su cui riversare desideri e frustrazioni.
Anche in questa perversione l’anatomia femminile è ignorata, negata, per essere ricercata in un derivato di essa. La donna spaventa troppo nella sua integrità.
Frequentemente il feticismo si combina col sadismo; in questo caso la tendenza aggressiva è agita sul sostituto dell’oggetto. A tal proposito, nel Law Enforcement Bulletin dell’FBI è riportato un caso molto interessante: in un ospedale americano fu ritrovata una bambola impiccata con le mani legate sulla schiena, aghi infilati in un occhio e nell’orecchio. La bambola presentava inoltre bruciature ed aveva del cotone infilato nella bocca. Sul busto sono state disegnate delle suture. Tra le gambe è stata praticata un’incisione in modo da creare un orifizio nel quale sono stati inseriti ed incollati capelli ed una matita.
A tale proposito è importante evidenziare che tra molti Serial Killer è diffusa l’abitudine di portare via un ricordo della vittima, sia esso un oggetto di sua appartenenza od una parte del corpo, generalmente organi genitali o viscere, che possono essere utilizzati per successive attività masturbatorie allo scopo di richiamare alla memoria l’atto compiuto (fase totemica di Norris) oppure mangiate in un secondo tempo (necromania, antropofagia).
Pur non essendoci acting out violenti verso altre persone (il feticcio svolge una funzione protettiva per le stesse), se consideriamo il feticcio come sostituto simbolico dell’oggetto (che spesso viene rotto, insozzato…), noteremo che su di esso viene sfogata un’aggressività molto più manifesta rispetto alle prime perversioni analizzate.
PEDOFILIA: In questo caso l’interesse sessuale si incentra su bambini prepuberi (13 anni omeno). Il soggetto deve avere almeno 16 anni ed essere di almeno 5 anni più grande del bambino.
Spesso il pedofilo mostra una preferenza per una data fascia d’età e per maschi o femmine. Coloro i quali preferiscono le femmine in genere prediligono quelle tra gli 8 e 10 anni. Soggetti attratti da maschi preferiscono bambini più grandi e mostrano un più alto tasso di recidivismo. L’interesse per le bambine è riscontato con maggiore frequenza.
Possiamo avere un orientamento esclusivo o non esclusivo
L’insorgenza è adolescenziale, il decorso cronico specie per la categoria attratta dai maschi il cui tasso di recidive è doppio rispetto a quella attratta dalle femmine.
La pedofilia è una perversione prevalentemente maschile (97%), l’età media di questi soggetti va da 25 a 40 anni, la maggior parte di essi ha difficoltà nelle relazioni interpersonali e molti timori legati al sesso nonché incerta identità sessuale, problemi sessuali ed altre patologie associate.
Il bambino è più accessibile e meno angosciante rispetto all’adulto. Come nelle altre perversioni, la scelta dell’oggetto parafilico mette il soggetto al riparo dall’imprevedibilità e volubilità di un partner maturo e lo sottrae alle due principali istanze della genitalità adulta: coito eterosessuale e conquista.
Molti autori differenziano il pedofilo ai base alle modalità con cui manifesta il comportamento sessuale abnorme. Nello specifico, Cannavicci descrive:
1 Pedofilo Situazionale o occasionale: sfrutta la situazione favorevole seguendo un impulso estemporaneo in un momento in cui ha possibilità attuare le sue fantasie, ciò significa che può limitarsi anche ad un solo episodio nel corso della vita. Agisce in stato di forte insicurezza emotiva .
2 Pedofilo Preferenziale: questo soggetto ha un’attrazione precoce e preminente nei confronti dei bambini. Spesso ha una storia di precedenti penali. Solitamente colleziona pornografia infantile Ha uno specifico tipo di vittima, premedita accuratamente l’atto, può avere una firma e segue rituali precisi. Frequenta luoghi di ritrovo per bambini. Può anche avere rapporti con donne. In questa categoria l’autore introduce un’ulteriore differenziazione:
2.1 P. Seduttivo:
Sceglie bambini vulnerabili e bisognosi di affetto e ne guadagna la fiducia offrendo affetto, tenerezze, regali, attenzioni. Ha facile accesso ai bambini e una buona capacità di relazionarsi con essi (allenatori e maestri con buone competenze relazionali e sociali). Generalmente seduce il minore e non utilizza una aggressività manifesta.
2.2 P introverso:
Presenta spesso scatologia telefonica ed altre perversioni. Fa uso di pornografia infantile. Se sposato è spesso un genitore abusante. Non ha buone capacità relazionali. Gli atti sessuali si limitano a brevi incontri con bambini molto piccoli. Possono manifestarsi come atti di esibizionismo (se molto insicuro o inadeguato sessualmente) fino a giungere all’aggressione, in questi casi si trova spesso un’evidenza fisica del trauma. L’instabilità psichica di questo soggetto lo rende pericoloso.
3. P sadico:
prova piacere nell’infliggere sofferenza fisica e psicologica. Spesso rapisce e poi uccide le vittime. Secondo l’FBI il pedofilo assassino è distinguibile secondo due categorie che si differenziano per modus operandi. Nonostante ciò questa posizione è ritenuta ormai superata in quanto spesso i due elementi si fondono.
P organizzato: sceglie vittime che conosce e che ha lungamente studiato, può uccidere per soddisfare il proprio piacere sadico o per non essere scoperto. Porta la vittima in luoghi appartati dove poter attuare indisturbato le proprie fantasie. Di solito nasconde il cadavere o ne rende difficile il riconoscimento. E’ presente lucidità e premeditazione
P. disorganizzato : aggredisce in modo impulsivo, può uccidere inavvertitamente. La vittima viene lasciata nello stesso luogo in cui si è consumato l’atto sessuale e omicidiario E’ socialmente inadeguato, sceglie vittime che conosce o che vivono nei dintorni. Soggetti appartenenti a questa categoria se scoperti, sono ad alto rischio di suicidio.
Bonafiglia e Iacapraro(2002) introducono una distinzione interessante, distinguendo tra pedofili e “pedosadici”, sostengono che i primi sono spinti ed eccitati nel controllo, mentre i secondi dalla sofferenza del bambino.
La forte immaturità del soggetto e la sua incapacità nel tollerare la frustrazione lo porta ad utilizzare meccanismi di difesa che gli consentono di giustificare, minimizzare il danno compiuto e negare gli aspetti aggressivi e devianti, proiettando sul bambino le proprie esigenze. A causa di ciò, escludendo i casi di pedofili sadici (più rari in percentuale) l’aggressività agita è nascosta, mascherata, giustificata e talvolta compensata da altre attenzioni, gesti affettuosi e ascolto che spesso vengono negati dai genitori dei piccoli, già vittime della trascuratezza familiare. A tal proposito citerò un libro di un pedofilo arrestato a Bologna: “Ricordo quando io stesso mi trovai faccia a faccia col magistrato che svolgeva le indagini preliminari: tentai più volte di spiegare che esistevano anche rapporti di amicizia tra me e i ragazzi; non gli interessava…! Continuava a chiedermi in modo ossessivo: “Lei lo ha toccato sui genitali? Ha avuto fellatio? Lo ha sodomizzato?” Non mi sembrava minimamente interessato ai coinvolgimenti affettivi…Quando Adriano fece presente al giudice che Silvano veniva preso a cinghiate dai suoi genitori e che molte volte si rifugiava in lacrime fra le sue braccia, il magistrato rispose “meglio avere genitori magari un po’ violenti che un amico omosessuale”…non mi stupii più di tanto….è più logico e normale che un ragazzino venga percosso dai genitori piuttosto che riceva carezze da un “frocio”.
Non voglio con ciò minimizzare la quota di aggressività presente in questa perversione, ma sostenere che in molti di questi individui la percezione dell’atto compiuto è distorta. In questa trattazione, perciò, verrà collocata lungo un continuum di intensità inferiore al masochismo ed al sadismo.
MASOCHISMO SESSUALE: Il termine masochismo prende il nome dallo scrittore Von Sacher Masoch che nei suoi libri celebrava l’unione tra sofferenza e voluttà. Il connubio tra piacere e sofferenza include un ampia gamma di comportamenti; si può trarre piacere dal subire atti (reali, non simulati come può avvenire nel comportamento sessuale bizzarro e talvolta nel sesso estremo) umilianti o sofferenze che possono comprendere costrizione fisica, sensoriale, aggressioni fisiche (fustigazioni, percosse, punture, scosse elettriche, ferite), umiliazioni (fisiche e verbali).
Una variante estremamente pericolosa è l’ipossifilia, ottenuta tramite compressione del petto, cappio, legatura, sacchetti di plastica o sostanze chimiche. L’attività è praticata autonomamente o col partner, i decessi talvolta possono verificarsi a causa di malfunzionamento dell’attrezzatura o eccessi. Dati raccolti in America, Inghilterra, Canada e Australia indicano una frequenza di uno, due casi l’anno di decessi per ipossifilia per milione di abitanti.
Alcuni maschi con masochismo presentano anche feticismo, feticismo del travestimento o sadismo sessuale.
Sembra che le fantasie abbiano insorgenza precoce, l’età di inizio dell’attività corrisponde alla prima età adulta. L’andamento è cronico.
All’origine del masochismo è presente ancora una volta un vissuto infantile di passività ed annullamento. In questo caso il meccanismo di capovolgimento dell’esperienza subita invece di seguire lo schema dell’identificazione con l’aggressore, si struttura come difesa masochistica; nella riedizione adulta del trauma inscenato nella perversione, il soggetto non è più vittima passiva di un carnefice ma detentore del controllo. E’ il soggetto stesso a chiedere al carnefice di farlo soffrire riducendolo così ad un oggetto che esegue i suoi ordini, procurandogli piacere masochistico.
Nonostante in questa perversione sia presente una forte quota di aggressività autodiretta, sarei cauta nel parlare di comportamento parasuicidario in quanto la perversione è un modo distorto di proteggersi dalla distruzione e dalla paura dell’annullamento. Il soggetto attua la parafilia per scaricare la tensione e proteggersi da più gravi angosce. E’ un disperato tentativo di auto guarigione, la ricerca di una irraggiungibile normalità affettiva e relazionale.
Nel caso di alcuni masochisti la perversione rivela la ricerca di un qualche tipo di modalità relazionale come reazione ad un deficit delle capacità socio-affettive. Dice una paziente di Bach: "...se sono bendata posso immaginare che lui sia in sintonia con me...la fantasia è che lui si prenderà cura di me, mi nutrirà, mi laverà i capelli, mi vestirà,...io posso semplicemente essere, è una fantasia di essere percepiti nel proprio essere fondamentale ...l'enigma e la slealtà lasciano spazio alla fantasia di essere compresi.”
In quest’ottica il dolore del masochista è una difesa contro il dolore più grande e profondo del rifiuto. E’ l’illusione di potersi abbandonare completamente nelle mani di qualcuno (senza fra l’altro, assumerne alcuna responsabilità, in quanto costretti).
SADISMO SESSUALE: Si definisce sadismo l’ottenimento di piacere sessuale tramite atti di crudeltà e umiliazione inferti a persone, a sostituti simbolici di esse o ad animali. Il masochismo è il suo opposto.
Il termine sadismo deriva dal marchese De Sade (1740 – 1814) i cui primi romanzi Justine e Juliette furono pubblicati intorno al 1870 e trattavano temi che univano crudeltà e piacere, anche se questo binomio è una realtà antica quanto l’uomo. Molti antichi rituali avevano come oggetto sacrifici umani accompagnati da orge e atti sessuali, lo stesso Mantegazza fa notare che “regolarmente il terrore scatenato da un saccheggio di truppe è foriero di bestiale libidine”
Schrenk-Notzig propose il termine algolagnia che indicava il legame tra voluttà e dolore, ma Krafft-Ebing che è il primo a darne un’ampia trattazione clinica, ha preferito mantenere i termini sadomasochismo perché rispecchiano il fulcro della patologia che fa leva sul controllo e sulla sottomissione più che sul dolore in sé.
Spesso le due perversioni coesistono in uno stesso individuo, anche se una è prevalente.
Krafft- Ebing divide gli atti sadici in base al fatto che l’attività si svolga a seguito del coito (potremmo quindi parlare di un’eccessiva attivazione del soggetto la cui libidine non si placa col solo coito), prima del coito (per fungere da stimolanti – ciò evidenzia una modalità Parafilica di eccitazione) o a sostituire il coito (omicidio come sostituto simbolico in mancanza di potenza sessuale; psicogena o no)
In questa categoria parafilica si colloca l’uccisione per libidine; in cui l’omicidio è necessario per l’ottenimento del piacere. Lacassagne (1899) pone in questa categoria Jack lo squartatore che tra il 1887 ed il 1889 uccise molte donne tramite scannamento. La sua firma consisteva nello sventramento della vittima, manipolazione delle viscere ed asportazione dei genitali esterni e interni. Si pensa che non stuprasse le vittime. In questo caso l’omicidio si potrebbe considerare un sostituto simbolico del rapporto sessuale. Nella stessa categoria potremmo considerare Vincenzo Verzeni (1949) e molti altri rinomati assassini seriali.
Per Washburn e Avis (1958), il sadismo sembra essere maggiormente diffuso fra individui o classi sociali che si sentono inferiori, impotenti (ciò trova spiegazione nella teoria dell’aggressività come risposta alla frustrazione
[8]). La perversione sostituisce la parte mancante nell'io del soggetto; la perdita di autostima, dell'affetto del genitore o dell'onnipotenza infantile vengono annullate tramite l'azione e la fantasia perversa.
L'onnipotenza perduta viene recuperata nel sadico tramite il dominio sull'altro, ma anche in questo caso si ripresenta l’elemento più profondo e doloroso dell'abbandono. Bach descrive un paziente che non poteva credere che qualcuno potesse amarlo, perciò durante i rapporti sessuali legava le partners. Il legare impedisce di andar via ma fornisce anche una sicurezza, che permette al soggetto di lasciarsi andare senza paura. Bach riporta: " Passavo la notte con qualche ragazza e mi ritrovavo a controllarla, a legarla... allora potevo realizzare la fantasia che lei sarebbe sempre stata là dove io volevo che fosse, e che sarebbe sempre stata disponibile nei confronti dei miei desideri...e meno la conoscevo, meglio era, perchè conoscerla veramente avrebbe reso la fantasia impossibile...se fosse vissuta nel mondo reale non avrebbe potuto essere sempre mia..."
La perversione permette al soggetto di recitare la propria fantasia di perfezione. In questa recita il sadico si riunisce col perduto sé onnipotente ed il masochista si abbandona nell’altro ritrovando la condizione fusionale dell’infanzia.
Questa scissione tra realtà e fantasia, tra perdita e negazione del lutto, si riflette anche nel pensiero di questi soggetti come un’incapacità ad accettare vedute differenti o realtà coesistenti, senza considerare sfumature o vie di mezzo.
In questa categoria abbiamo la massima espressione di aggressività eterodiretta, è infatti la parafilia maggiormente presente nei criminali e negli omicidi seriali. Di nostro interesse in quest’ambito è il criminale sadico sessuale per il quale il dolore dell’altro e la sensazione di dominio sono elementi essenziali per il godimento sessuale. A tal proposito accade spesso che il sadico rianimi la vittima, svenuta a seguito delle sofferenze subite, in modo da continuare ad assaporarne il dolore ed il panico. Il dolore, inoltre, ha lo scopo di elicitare le risposte di obbedienza, sottomissione, terrore ed umiliazione.
I crimini sessuali hanno origine da una forte attività fantastica. Col variare delle fantasie spesso aumenta il grado di violenza. Le fantasie sono elaborate ed includono scenari dettagliati che comprendono specifici metodi di cattura e controllo; programmi locazioni ed istruzioni che devono venite eseguite, includono inoltre sequenze di atti sessuali e risposte desiderate e attese dalla vittima. Spesso includono più vittime e a volte un partner.
L’atto si può consumare con un partner consenziente o pagato. Il partner consenziente diviene vittima quando il limite stabilito viene superato o quando l’atto porta danno grave o morte.
Alcuni sadici riescono ad instaurare una relazione con vittime inconsapevoli, entrate volontariamente nella relazione e poi manipolate. Il rapporto inizia normalmente, anzi, questi soggetti si propongono come compagni affettuosi ed attenti. Nel momento in cui la compagna si sente innamorata, iniziano con richieste sessuali sempre più spinte fino ad includere rapporti anali forzati, “giochi” sadomaso, maltrattamenti fisici, bondage doloroso, rapporti con altri uomini... Spesso queste mogli o fidanzate subiscono abusi emotivi, fisici e sessuali estremi durante la relazione. Col tempo il sadico modella l’atteggiamento della donna verso l’accettazione graduale e progressiva di atti sessuali devianti, poi, attraverso l’isolamento sociale e l’abuso ripetuto, ne distrugge l’autostima, portandola a pensare che ogni punizione subita è meritata a causa della sua inadeguatezza. E’ come se la partner acconsentisse all’abuso.
Pur potendo ipotizzare una componente masochistica in queste donne, non credo si possa sempre parlare di rapporto complementare, credo invece che talvolta il fulcro della relazione vada ricercato maggiormente nella grande capacità manipolatoria del sadico sessuale che è in grado di trasformare una partner vulnerabile in vittima consenziente.
L’FBI ha svolto una ricerca su 30 criminali sadici sessuali, 22 dei quali responsabili di almeno 187 uccisioni, le informazioni sono state prese da resoconti della polizia, fotografie della scena del crimine, testimonianze delle vittime e dei familiari, confessioni, reperti psichiatrici, atti del processo, diari, foto, disegni, lettere video ed audio cassette. In aggiunta sono stati intervistati 5 di questi 30 soggetti. Ciò ha permesso di comprendere meglio il mondo di questi soggetti.
· i soggetti parlavano più volentieri dei loro atti violenti che non di quelli sessuali reali o immaginati
· ognuno torturava intenzionalmente le vittime. I metodi includono l’uso di martelli, cavi elettrici ed azioni quali mordere, bruciare, inserire oggetti in vagina o nel retto, bondage, amputazioni, asfissia…Alcuni hanno un proprio metodo di tortura che li caratterizza divenendo una firma. La sofferenza è provocata anche dal punto di vista psicologico imprigionando, legando, usando tattiche che vanno dalla minaccia ad altre forme di abuso verbale, forzando la vittima a pregare o implorare. Possono descrivere alla vittima ciò che sta per subire in dettaglio, prospettando scenari di schiavitù o morte, ancora, possono chiedere di scegliere il modo di morire.
· Caratteristiche: tutti maschi bianchi eccetto uno. Meno della metà hanno frequentato il liceo e abusato di alcol o altre droghe. Un terzo è stata nell’esercito e il 43% erano sposati al momento del crimine. Le deviazioni sessuali sono spesso associate ad altre parafilie, il 43% ha avuto contatti omosessuali in età adulta, 20% episodi di travestitismo, 20% ha commesso altri reati sessuali quali voyeurismo, telefonate oscene, esibizionismo.
· Caratteristiche del crimine: il crimine viene attentamente pianificato in maniera fredda e metodica; con grosso impiego di tempo e mezzi. La scelta della vittima, la preparazione dell’equipaggiamento, la cattura, l’elicitazione della sofferenza secondo le sequenze immaginate minuziosamente nella fantasia. La maggior parte dei soggetti usa un pretesto nel primo contatto con la vittima, che viene in seguito condotta in un posto isolato, scelto in precedenza.
· Il 77% dei criminali usava bondage, legando la vittima secondo metodi elaborati e complessi ed usando eccessiva quantità di materiale, usando legamenti simmetrici e legando in posizioni diverse. Il 60% di essi ha tenuto imprigionate le vittime per più di 24 ore. L’attività più comune è il sesso anale (22) seguito in frequenza dalla fellatio forzata, stupro vaginale e penetrazione tramite oggetti estranei. 2/3 di essi ha obbligato le vittime ad almeno 3 di questi atti. Il 16% di essi le picchiava. 21 tra i 30 uomini osservati ha ucciso un totale di 160 vittime
Ai fini di un’attività investigativa e forense è utile distinguere tra sadismo sessuale e disturbo di personalità sadico, in quanto i due quadri clinici non sempre sono coincidenti. Il soggetto con personalità sadica esibisce comportamenti crudeli e aggressivi anche in ambito sociale e lavorativo (specialmente verso i subordinati). Nella relazione tende a stabilire una dominanza ed è privo di rispetto ed empatia verso gli altri. E’ affascinato dalla violenza e trae piacere dall’umiliare, opporsi agli altri ed infliggere abusi fisici e psicologici. A differenza del sadico sessuale, il fine di un simile comportamento non è l’eccitazione sessuale ma soltanto il potere. Non c’è alcuna gratificazione sessuale negli atti commessi. Molti crimini contengono elementi di crudeltà ma non sempre implicano elementi di sessualità sadica.
CONCLUSIONI
Il sentirsi inadeguato o incompreso nei propri bisogni può portare alla percezione di essere privato della volontà stessa e conseguentemente, della propria identità.
Nel riconoscimento che ci giunge dagli altri (partner, interesse sessuale, lavorativo…) riceviamo conferma del nostro esistere. In conseguenza di ciò il perverso intraprende la propria ricerca di contatto tramite il passaggio coatto dal ruolo passivo ad attivo, mostrando comportamenti più o meno devianti in relazione con le sue paure, le esperienze di vita, il livello di sviluppo emotivo ed il grado di frustrazione percepito.
[1]Glover, Vincenzi, Stoller, De luca
[2] Tratto dalla definizione di Scharfetter
[3] Tratto da definizione di Kaplan
[4] Tratto da definizione W. Cooper
[5] Freud nel 1915 elabora il concetto di “delinquente per senso di colpa” intendendo con ciò comportamenti autopunitivi che il soggetto attua in maniera compulsiva e che non portano alcun vantaggio secondario se non quello si scaricare la tensione dovuta ad un senso di colpa interno all’individuo per il quale egli cercherà un adeguata colpa. In questa prospettiva il cleptomane, come il frotteur cercheranno di farsi scoprire per venire puniti.
[6]Attività che non comprende contatti sessuali intimi
[7] Hall et. Al,1982; Langevin et. Al.1985; Zippari, 1999
[8] E. Fromm “ Anatomia della distruttività umana”