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IRAN, SEXY SCANDALO PER
IL GUARDIANO DELLA MORALE PUBBLICA

 

Iran. È noto agli asceti che più ci si avvicina al bene più la tentazione del male si fa potente, così come il moralista più incallito prima o poi finisce al bordello. L'ultima vittima di questo implacabile archetipo è il generale della guardia rivoluzionaria iraniana Reza Zarei, comandante delle squadre che a Teheran fanno rispettare i rigidi costumi kohmeinisti: i guardiani del pudore islamico che nell'era del presidente Ahmadinejad hanno ripreso a pattugliare con zelo le strade. E' stato sorpreso in un lupanare con sei ragazze nude obbligate a pregare con il viso rivolto alla Mecca e le terga al generale. Un Max Mosley sciita, senza i paramenti del carnevale sadomaso.

La notizia in Iran è riecheggiata la settimana scorsa attraverso la galassia dei blog (già 700 mila nel 2005) ed è rimbalzata ai quatto angoli della rete. Ufficialmente, i particolari boccacceschi della storia non sono confermati ma il portavoce della magistratura Ali Reza Jamshidsi ammette che Zarei «è sotto inchiesta». Arrestato, è uscito di carcere su cauzione.

Secondo il tam-tam di internet, impossibile da verificare, l'ordine di cattura sarebbe arrivato dalla massima autorità giudiziaria, l'ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, un esule iracheno (è nato nella città santa sciita di Najaf) salito ai vertici del regime. Secondo Peyknet, il sito vicino al disciolto partito comunista iraniano Tudeh, l'ayatollah sarebbe intervenuto di persona per evitare che il generale facesse valere la sua amicizia con il procuratore di Teheran Said Mortazavi, noto negli ambienti del dissenso come «il macellaio della stampa» per la sua ossessione di chiudere i giornali critici. Mortazavi è considerato vicino all'ayatollah Ali Khamenei, il successore di Khomeini alla guida del Paese.

Persino nell'Occidente intontito da una overdose di scandali sessuali, un guardiano della moralità beccato al casino fa una certa impressione. Anche perché il generale Zarei non era uno dalla mano leggera: si vantava, l'anno scorso, di aver fatto 35 mila contravvenzioni e di aver mandato in prigione 400 persone, soprattutto ragazzi e ragazze. Solo pochi giorni fa la buoncostume islamica ha arrestato una cinquantina di giovani nella parte Nord di Teheran, sorpresi durante una festa privata con il capo scoperto e il bicchiere pieno.

«L'eccesso è sempre segno del contrario di ciò in cui si eccede», scriveva Elémire Zolla sei anni prima del '68. Lo sapeva padre Sergio di Tolstoj, che si taglia l'indice pur di non cedere e redimere la grande seduttrice ma poi cadrà con una giovinetta qualsiasi, venuta a implorare il suo aiuto. E' difficile immaginare la barbetta aguzza del generale Zarei tremolare in un conflitto tolstojano, anche perché l'accento sulla sessualità nel mondo sciita è diverso da quello cristiano. Spiega l'antropologa Paula Drew della Fairleight University di Madison, New Jersey: «La cultura iraniana non arrossisce a parlare degli aspetti fisici del sesso. C'è piuttosto un forte tabù quando si affronta l'aspetto emotivo di una relazione».

E' una società dove vige, ripescato da Khomeini che aveva bisogno di ripopolare il Paese decimato dalla guerra con l'Iraq, il Mutah, il matrimonio temporaneo, considerato dai sunniti ortodossi una specie di meretricio.

Non c'è poi da stupirsi che nella puritana Teheran spunti un bordello: certo più riservata che a Rio de Janeiro, la prostituzione prospera anche all'ombra dei bazar. Una donna per strada, che non stia inequivocabilmente andando al mercato con la borsa della spesa, è facilmente considerata una prostituta, specialmente alla sera. Le pendolari che devono viaggiare da sole spesso indossano orribili scarpe da uomo per tarpare ulteriormente la propria femminilità e scansare ogni equivoco. La carne è debole, anche per i custodi della virtù.

(La Stampa)

 
 
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