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HANDICAP E SESSUALITA'
ROMA - Vastissima eco ebbe sulla stampa l'intervento di Giovanni Paolo II ad un convegno sulla disabilità mentale che si svolse in Vaticano nei primi giorni del gennaio del 2004. La persona disabile come le altre e più delle altre, affermò il grande Papa polacco, "ha bisogno di amare e di essere amata, di tenerezza, di vicinanza e di intimità". Questo alto intervento del Papa, pronunciato durante il simposio internazionale che recitava come titolo "Dignità e diritti della persona con handicap mentale" e promosso dalla Congregazione per la dottrina della fede in occasione dell'Anno europeo delle persone disabili, sembra essere caduto nel dimenticatoio. Timidamente il tema della sessualità nelle persone diversamente abili tenta di uscire dal buio della rimozione collettiva e dalla penombra penosa del privato individuale per divenire oggetto emergente di discussione pubblica sia in ambito scientifico che sociale. E' vero che il tema è di per sé delicato e scottante ma ha scarsissima diffusione da parte dei mass media, una sorta di strana rimozione da parte del mondo delle istituzioni. Coraggiosa la scelta di trasmettere lo sceneggiato "Il figlio della luna" su Rai Uno ed in prima serata: è un piccolo segnale che forse con un po' di coraggio si possono affrontare argomenti "difficili". Di solito a sollevare il velo su queste problematiche sono le stesse famiglie di handicappati, che riescono a manifestare gli interrogativi e i disagi da cui è segnata nella quotidianità la vita di relazione con un loro congiunto diversamente abile. Quanto non proprio gli stessi portatori di handicap, almeno quelli dotati di strumenti culturali e di Comunicazione. E noi che siamo impegnati nei diritti sociali ed in quelli umani sosteniamo a gran voce che tale tematica debba entrare nel dibattito della cultura della liberazione e della socializzazione. Dobbiamo ricordare a tutti, ed in primis a noi stessi, che la persona diversamente abile è tra noi vive nella nostra società, in famiglia, a scuola, nel mondo del lavoro, e che deve confrontarsi con i suoi problemi vitali e tra questi anche con quello dello sviluppo e dell'espressione della sessualità. E che questa sua esigenza di confronto deve essere fatta propria dall'intera società. Perché la sessualità è relazione, è contatto,è desiderio, è piacere. Wojtyla invocò "particolare attenzione per la cura delle dimensioni affettive e sessuali della persona handicappata" sostenendo che una società che desse spazio solo ai sani, ai perfettamente autonomi e funzionali, "non sarebbe una società degna dell'uomo". Le sue parole sono da sempre anche le nostre.
 
 
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