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| FEDERSEX |
| Federazione
Internazionale per
la Tutela dei Diritti
e delle Libertà |
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| Ente
di promozione sociale
(no profit) |
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SEDE
NAZIONALE
Largo Alessandria
del Carretto, 18
00040 Roma
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Tel.
06.39917611
336-787614
Fax 06.39754548
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ROMA - Vastissima
eco ebbe sulla stampa l'intervento
di Giovanni Paolo II ad un convegno
sulla disabilità mentale che
si svolse in Vaticano nei primi
giorni del gennaio del 2004.
La persona disabile come le
altre e più delle altre, affermò
il grande Papa polacco, "ha
bisogno di amare e di essere
amata, di tenerezza, di vicinanza
e di intimità". Questo alto
intervento del Papa, pronunciato
durante il simposio internazionale
che recitava come titolo "Dignità
e diritti della persona con
handicap mentale" e promosso
dalla Congregazione per la dottrina
della fede in occasione dell'Anno
europeo delle persone disabili,
sembra essere caduto nel dimenticatoio.
Timidamente il tema della sessualità
nelle persone diversamente abili
tenta di uscire dal buio della
rimozione collettiva e dalla
penombra penosa del privato
individuale per divenire oggetto
emergente di discussione pubblica
sia in ambito scientifico che
sociale. E' vero che il tema
è di per sé delicato e scottante
ma ha scarsissima diffusione
da parte dei mass media, una
sorta di strana rimozione da
parte del mondo delle istituzioni.
Coraggiosa la scelta di trasmettere
lo sceneggiato "Il figlio della
luna" su Rai Uno ed in prima
serata: è un piccolo segnale
che forse con un po' di coraggio
si possono affrontare argomenti
"difficili". Di solito a sollevare
il velo su queste problematiche
sono le stesse famiglie di handicappati,
che riescono a manifestare gli
interrogativi e i disagi da
cui è segnata nella quotidianità
la vita di relazione con un
loro congiunto diversamente
abile. Quanto non proprio gli
stessi portatori di handicap,
almeno quelli dotati di strumenti
culturali e di Comunicazione.
E noi che siamo impegnati nei
diritti sociali ed in quelli
umani sosteniamo a gran voce
che tale tematica debba entrare
nel dibattito della cultura
della liberazione e della socializzazione.
Dobbiamo ricordare a tutti,
ed in primis a noi stessi, che
la persona diversamente abile
è tra noi vive nella nostra
società, in famiglia, a scuola,
nel mondo del lavoro, e che
deve confrontarsi con i suoi
problemi vitali e tra questi
anche con quello dello sviluppo
e dell'espressione della sessualità.
E che questa sua esigenza di
confronto deve essere fatta
propria dall'intera società.
Perché la sessualità è relazione,
è contatto,è desiderio, è piacere.
Wojtyla invocò "particolare
attenzione per la cura delle
dimensioni affettive e sessuali
della persona handicappata"
sostenendo che una società che
desse spazio solo ai sani, ai
perfettamente autonomi e funzionali,
"non sarebbe una società degna
dell'uomo". Le sue parole sono
da sempre anche le nostre.
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