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CROSS-DRESSER: LA RISPOSTA E L'OPINIONE DI CARMINE CASTORO
ROMA - Dopo le proteste pervenute in redazione da ambienti trans sull'articolo sui cross-dresser pubblicato sul nostro portale durante il mese di agosto, ecco la replica dell'autore dell'articolo, Carmine Castoro.

Hanno suscitato in me sorrisi amari le aspre critiche ricevute da esponenti del movimento trans, dopo la pubblicazione sul sito Federsex, nell’ambito di una rubrica che curo, di una notizia riguardante i cosiddetti “cross dresser”. Stendo un velo pietoso sui dubbi relativi alla mia professionalità: potrei eluderli semplicemente dicendo che sono un giornalista da venti anni, professionista da dieci –e non un improvvisato scribacchino-, e che, soprattutto, sono un laureato in filosofia con una tesi sperimentale in filosofia morale, specificamente collegata a temi quali “normalità e patologia”. E che a un reportage sull’eros metropolitano ho dedicato un mio fortunato libro edito da Castelvecchi nel ’97. Dunque, mi attribuisco, quantomeno, una spicca sensibilità di pensiero e di scrittura su certi aspetti della vita e dell’animo umano. Che ho trasferito anche in svariati programmi di cui sono stato, e sono autore, su Rai1 Rai2 Sky. Sorrido amaramente nel constatare che, soprattutto da parte di minoranze che dovrebbero difendere le libertà sessuali e un senso globale della vita e del piacere, arrivino dichiarazioni fortemente limitanti che assolutizzano la dimensione sessuale dell’individuo che, credo, dovrebbe essere vissuta con molta più ironia e giocosità, senza striscianti “luttuosità” e fantasmi di “perdita” rispetto alle sessualità cosiddette “dominanti”. Se ci si ponesse più positivamente nei riguardi della vita in senso lato, e meno del sesso in quanto tale, vissuto troppo spesso come psicodramma collettivo e baratro personale, le sfumature di un linguaggio giornalistico e di costume non desterebbero, probabilmente, tanto scalpore. Detto questo, gradirei chiarire la struttura dell’articolo con piccole osservazioni lessicali e di stile: 1) la notizia da me descritta mirava alla segnalazione di una tendenza in atto, nei paesi anglosassoni e non solo. Il riferimento al “transessualismo da marciapiede” è cosa ben diversa dalla transessualità tout court, che non era mia intenzione banalizzare o etichettare. E nelle cui peculiarità psicologiche e cromosomiche giammai ho inteso avventurarmi. ---> continua

L'articolo sui Cross-dresser
 
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